venerdì 1 febbraio 2008

Capitolo II: La maschera di Dimitrios



Roma, gennaio 1985


Ricceri Organizzò la squadra per pattugliare la zona, mise Serpieri al comando di dieci uomini per raccogliere le testimonianze dei vicini e, insieme al suo vice, Barletta, andò a interrogare la donna che aveva chiamato la polizia.

Nel frattempo erano arrivati sul campo il colonnello Gargano e il maggiore Palizzi: la storia aveva schiodato dalle loro poltrone i pezzi grossi, il che voleva dire che avevano poco tempo prima che la stampa si avventasse sul caso alzando un polverone grazie al quale il colpevole sarebbe sfuggito.

Insieme a Barletta, un omone di quasi due metri, entrarono nell'appartamento della signora Berlocchi. Il sole era già calato lasciando solo una scia rosso sangue sull'orizzonte romano.

Trovarono la donna in cucina che serviva il pranzo a due bambini, indossava un grembiule su cui si puliva ossessivamente le mani, non guardava mai in faccia i bambini che comunque osservavano il piatto che avevano difronte come in attesa di una rivelazione. La Berlocchi rispose alle prime domande sbrigando le faccende di casa, come se fosse intrappolata in una spirale da cui poteva liberarsi solo portando a compimento la routine giornaliera. Poi, finito di lavare i piatti fece accomodare i due carabinieri in salotto e si accese una sigaretta.

Barletta rimase in piedi, come di guardia, mentre Ricceri si accomodò difronte alla padrona di casa.

-Signora so che è sconvolta, ma vorrei sapere se conosceva la vittima-

Lei ciccò nel posacenere con dita tremanti come le ali di una mosca, prima di rispondere con voce altrettanto tremante.

-Si chiama...si chiamava, Laura Fanelli, abita nel palazzo accanto, veniva spesso qui a giocare con Manuel e Francesco. E' una bambina tanto buona non capisco chi possa avergli fatto una cosa del genere-

-Come le diceva prima il mio vice, siamo qui per sapere esattamente cosa ha visto quando ha trovato il corpo della bambina...qualunque cosa ricordi può esserci d'aiuto-

La signora rivolse a Bartolomeo un'occhiata penosa.

-Ma non sono stata io a trovare il...sì...il corpo!-

Barletta e Ricceri si guardarono stupiti

-Ci scusi, ma allora come faceva a sapere della bambina?-

-Sono stati loro a vederlo per primi-E indicò i bambini nell'altra stanza -Stavano giocando nel parco quando hanno visto...si...il corpo-

Ricceri sentì un peso enorme piazzarglisi sullo stomaco

-Signora allora dovremmo fare a loro le domande...con il suo permesso naturalmente-

La donna venne percorsa da un brivido, gli occhi si riempirono di lacrime trattenute. Tormentandosi un'unghia dipinta di rosso rispose guardando per terra.

-Non hanno parlato più da quando è successo...ci ho provato a chiedergli qualcosa, ma non mi stanno a sentire-

Barletta posò una manona gentile sulla spalla della donna ottenendo come unico risultato la somma di violenti singhiozzi al pianto già straziante della madre.

Fu quando la signora si aggrappò al braccio del mio vice che rientrò in casa il marito della Berlocchi...fu la prima volta che Ricceri vide in faccia l'assassino della piccola Laura.

1 commento:

lollo ha detto...

Sei linkato col nick Serpico (vita sregolata, da eroico e spericolato tutore del Bene). Grazie per ieri!
Il prof